Il Dio dei matematici

bspinoza

Questa intervista al grandissimo Enrico Bombieri e’ molto profonda. A un certo punto B. dice:

“Il Dio che viene dal pensiero di Gauss, così come il riferimento ‘il cielo stellato sopra di me’ di Kant, che pur non essendo un riferimento a Dio rappresenta un pensiero di umiltà, presi da soli e non in un contesto più grande, ci danno solo un Dio astratto. Il problema dell’origine dell’universo, che chiaramente è di natura dinamica e non statica, appare in ogni cultura fin dalle origini dell’umanità. Il Big Bang dell’astrofisica moderna non solo ci fa pensare alla creazione biblica, ci dice anche che il tempo è stato creato insieme all’universo, un concetto che risale alla metafisica di sant’Agostino. La matematica è essenziale per dare consistenza a tutto questo, ma da sola non basta per dire che questa visione dell’origine dell’universo stellato di Kant sia esatta al 100 per cento. Il Dio dell’amore non c’è”

E ancora:

“Pascal e De Giorgi avevano compreso che Dio non è solo un Dio platonico, astratto, geometrico, aritmetico, o semplicemente creatore di un universo lasciato a se stesso. Essi avevano la visione di un Dio che è più difficile da comprendere, un Dio che è fatto non solo di potenza ma anche di amore infinito. Solamente così diventa possibile, con umiltà, accettare il concetto cristiano della Redenzione.”

Il problema e’ questo: non e’ per niente chiaro in che senso si dovrebbe essere portati a trascendere l’orizzonte del dio geometrico in una ottimistica visione dell’universo, un dio che non sia cioe’ puro caso, natura matrigna.

Nella lezione  sul concetto Spinoziano di Dio (sotto), dice Carlo Sini:

“sostanza, sive natura sive deus, non e’ una cosa, non si puo’ farne scienza.
Si puo’ fare scienza degli oggetti particolari – modi. Il mondo non e’ una cosa, e’ una superstizione, un modo di dire. Il mondo – la sostanza, non e’ una cosa. E le cose non sono sostanza, sono transiti, modi della sostanza.”

E ancora:

La conoscenza di secondo genere – la scienza matematica – ci porta a conoscere – calcolare- l’estenzione e il movimento. La filosofia, i.e. la conoscenza di terzo genere, constinua a vivere perche’ e’ un cammino di liberazione, un esercizio di liberazione.
[…]
La conoscenza di terzo genere, comprensione della infinita libera necessita’ del tutto- Dio. Questo trascende completemente il carattere socratico cristiano (platonico-cristiano) del pensiero occidentale.

Le parole di Bombieri sono platonico-cristiane. Il concetto di amore e’ fuori dell’orizzonte spinoziano. La fede e’ tutta qui. La fede – come dice Sini- e’ tutt’uno col carattere contingente dell’universo. La necessita’ libera del sive natura e’ al di fuori.

Una possibile risoluzione del paradosso consiste forse nell’interpretare il concetto di Rivelazione come una grande metafora dell’apprendimento in un universo caotico, dove il segnale e’ sempre sporco, “rumoroso”. La sofferenza che uno ha da portare e’ dovuta al processo di apprendimento, continuo, indefesso.

Male come incompletezza, e non male radicale, sarebbe allora implicazione di bonta’ nel senso di Bombieri. Negativo come elemento casuale, “vetro sporco”, mai male manicheo. Forse e’ questo il senso di (Kierkegaard, “Vangelo delle Sofferenze”, I):

“certamente il pellegrino non si riconosce dal bastone che porta in mano […]; mentre il chiamarsi credente indica evidentemente che si e’ in viaggio, poiche’ la fede significa propriamente che cio’ che io cerco non e’ qui, proprio per questo io lo credo. Fede significa precisamente l’inquietudine profonda, forte, beata che trascina il credente; poiche’ il credente non puo’ mettersi a sedere tranquillo, come ci si siede con un bastone in mano. Il credente cammina in avanti”.

Rimane in ogni caso il dubbio del perche’ infinita potenza e bonta’ (sic) abbiano prodotto un messaggio cosi’ ‘sporco’, cosi’ difficile da decodificare, cosi’ ‘noisy’.

Vedi anche qui.