Marcello Veneziani & l’ “Illuminismo Radicale”

Ne ‘Il Giornale’ del 14 Maggio 2012, Marcello Veneziani articolava una riflessione veramente degna di nota. Voglio riprodurla nella sua interezza, per la forza e lucidita’ del suo argomento (link originale qui):

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Alla fine ha vinto Marx. Siamo tutti uguali: individualisti e nichilisti

Il comunismo reale e la sua politica sono stati battuti dall’Occidente.
Le profezie del «Capitale» però si sono avverate. Sul piano dei valori

Marx ha vinto e vive con noi. Non è una boutade o un paradosso, è la realtà. Il marxismo separato dal comunismo -e la sua utopia scissa dalla sua profezia – è lo spirito del nostro tempo. Viviamo in piena epoca marxista.

Non mi riferisco solo alla crisi economica presente né solo al fenomeno previsto da Marx ed ora effettivamente avverato della ricchezza concentrata in poche mani, con una minoranza sempre più ricca e ristretta e una maggioranza sempre più vasta e povera.

Dobbiamo rifare i conti con Marx, e non solo perché ci siamo formati in un’epoca – come scrive Dürrenmatt – in cui «essere marxisti era una specie di dovere» – un dovere che noi trasgredimmo. Ma soprattutto perché il marxismo impregna il nostro oggi. Scrive Marx nel Manifesto: «Si dissolvono tutti i rapporti stabili e irrigiditi, con il loro seguito di idee e di concetti antichi e venerandi, e tutte le idee e i concetti nuovi invecchiano prima di potersi fissare. Si volatilizza tutto ciò che vi era di corporativo e di stabile, è profanata ogni cosa sacra e gli uomini sono finalmente costretti a osservare con occhio disincantato la propria posizione e i reciproci rapporti». È la prefigurazione più precisa della nostra epoca. Il marxismo fu il più potente anatema scagliato contro Dio e il sacro, la patria e il radicamento, la famiglia e i legami con la tradizione; una teoria che si fece prassi pervasiva. Fu una deviazione la sua realizzazione in paesi premoderni, come la Russia e la Cina, la Cambogia o Cuba. Contrariamente a quel che si pensa, il marxismo non si è realizzato nei paesi che hanno abbracciato il comunismo, dove invece ha fallito e ha resistito attraverso l’imposizione poliziesca e totalitaria; si è invece realizzato nel suo spirito laddove nacque e si rivolse, nell’Occidente del capitalismo avanzato.

Non scardinò il sistema capitalistico, ma fu l’assistente sociale e culturale nel passaggio dalla vecchia società cristiano-borghese al neocapitalismo nichilista e globale. La società dei consumi, dei desideri e dei mondi virtuali ha realizzato, nella libertà, il compito e la definizione che Marx dava del comunismo: «è il movimento reale che abolisce lo stato di cose presente». L’utopia comunista è stata realizzata a livello planetario, ma sul piano individuale e non collettivo, come invece pensava Marx. Nel segno dell’individualismo di massa e non del comunismo e della sua abolizione dello Stato, della proprietà privata o delle diseguaglianze. Non sconcerti questa lettura individualistica di Marx. Nell’Ideologia tedesca, Marx dichiara che il fine supremo del comunismo «è la liberazione di ogni singolo individuo» dai limiti locali e nazionali, famigliari e religiosi, economici e proprietari. Il giovane Marx onora un solo santo nel suo calendario: Prometeo, l’individuo eroico e liberatore. Uno dei primi scopritori dell’essenza individualistica che si celava dentro la buccia collettivista di Marx fu Louis Dumont in Homo aequalis.

La società capitalistica globale ha realizzato le principali promesse del marxismo, seppur distorcendole: nella globalizzazione ha realizzato l’internazionalismo contro le patrie; nell’uniformità e nell’omologazione ha inverato l’uguaglianza e il livellamento universale; nel dominio globale del mercato ha riconosciuto il primato mondiale dell’economia posto da Marx; nell’ateismo pratico e nell’irreligione ha realizzato l’ateismo marxiano e la sua critica alla religione; nel primato dei rapporti materiali, pratici e utilitaristici rispetto ai valori spirituali, morali e tradizionali ha realizzato il materialismo marxiano; nella liberazione da ogni legame organico e naturale ha realizzato il prometeismo marxista nella sfera individuale; nella società libertina e permissiva ha inverato la liberazione marxiana dai vincoli famigliari e matrimoniali; e come Marx voleva, ha realizzato il primato della prassi sul pensiero. Il marxismo, fallito come apparato repressivo a Est, si è realizzato come radicalismo permissivo a Occidente, separandosi dal comunismo anticapitalista, messianico e profetico. E ora si realizza anche nell’Estremo Oriente, in Cina e Corea, nella forma del mao-capitalismo, il comunismo liberista.

La spinta ideologica del marxismo si condensa in forma di mentalità; la sua avanguardia intellettuale assume il controllo del potere culturale, come una setta giacobina che vigila sulla conformità al politically correct; mentre nei rapporti sociali ed economici, il marxismo si conforma alla società globale e neocapitalistica di massa. Di cui è stato in definitiva la Guardia Rossa, a presidio della rimozione della Tradizione. Lo spirito del marxismo si realizza in Occidente, facendosi ideologicamente radical, economicamente liberal. Ha perso i toni violenti del marxismo – la cruenta lotta di classe e la dittatura del proletariato – lasciati alle rivoluzioni del Terzo Mondo e frange estreme d’Occidente; ma con essi ha perso anche l’anelito alla giustizia sociale e il radicamento nel proletariato e nella classe operaia. La società di massa dell’Occidente ha portato a compimento la previsione di Marx: la proletarizzazione dei ceti medi ma dopo l’imborghesimento del proletariato. La borghesia si universalizza come stile di vita e modello, ma il suo allargamento coincide col suo abbassamento di status socio-economico al rango proletario.

Quel che Marx non aveva capito era che il disincanto, la secolarizzazione, l’ateismo non avrebbero risparmiato nemmeno il comunismo e la sua vena escatologica e profetica. Arrivo a dire che il comunismo dell’est è stato sconfitto dal marxismo occidentale, col suo materialismo pratico, la sua irreligione e il suo primato dell’economia che hanno sradicato più che nelle società comuniste il seme vitale dei principi e degli assetti tradizionali. Non a caso i marxisti d’Occidente si sono convertiti allo spirito radical e liberal, all’individualismo, al mercato e alla liberazione sessuale, dismettendo la liberazione sociale. La lotta di classe ha ceduto alla lotta di bioclasse nel nome dell’antisessismo e l’antirazzismo. Anche la difesa egualitaria delle masse di poveri ha ceduto alla tutela prioritaria dei «diversi».

Il marxismo resta attivo sotto falso nome e falsa identità, quasi in forma transgenica, come spirito dissolutivo della realtà e del suo senso, del sacro e del fondamento, dei principi e delle strutture su cui si è fondata la società tradizionale. La fine del marxismo, a lungo enunciata, è un caso di morte apparente.

La ricostruzione di Veneziani e’ totalmente corretta e condivisibile la sua tesi, ma -almeno per chi scrive- non la sua opzione di valore. Perche’ quello che Veneziani dimentica e’ che il progetto marxiano era fin dall’inizio il progetto dell'”Illuminismo Radicale”, nella sua versione spinoziana (prima che marxiana) di democrazia radicale, pantesismo ateo, materialismo, emancipazione dell’uomo.

Jonathan Israel ricostruisce tutto questo molto bene nei suoi libri (vedi qui, per esempio). Per nostra fortuna, dunque, siamo tutti figli di quel grande progetto di emancipazione nato con Baruch Spinoza e proseguito con il materialismo marxiano, e Prometeo e’ veramente ‘il più grande santo e martire del calendario filosofico’, come il pensatore di Treviri scriveva nel 1841. Di nuovo e sempre con Goethe: ‘Sancte Spinoza, ora pro nobis’.

Il Dio dei matematici

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Questa intervista al grandissimo Enrico Bombieri e’ molto profonda. A un certo punto B. dice:

“Il Dio che viene dal pensiero di Gauss, così come il riferimento ‘il cielo stellato sopra di me’ di Kant, che pur non essendo un riferimento a Dio rappresenta un pensiero di umiltà, presi da soli e non in un contesto più grande, ci danno solo un Dio astratto. Il problema dell’origine dell’universo, che chiaramente è di natura dinamica e non statica, appare in ogni cultura fin dalle origini dell’umanità. Il Big Bang dell’astrofisica moderna non solo ci fa pensare alla creazione biblica, ci dice anche che il tempo è stato creato insieme all’universo, un concetto che risale alla metafisica di sant’Agostino. La matematica è essenziale per dare consistenza a tutto questo, ma da sola non basta per dire che questa visione dell’origine dell’universo stellato di Kant sia esatta al 100 per cento. Il Dio dell’amore non c’è”

E ancora:

“Pascal e De Giorgi avevano compreso che Dio non è solo un Dio platonico, astratto, geometrico, aritmetico, o semplicemente creatore di un universo lasciato a se stesso. Essi avevano la visione di un Dio che è più difficile da comprendere, un Dio che è fatto non solo di potenza ma anche di amore infinito. Solamente così diventa possibile, con umiltà, accettare il concetto cristiano della Redenzione.”

Il problema e’ questo: non e’ per niente chiaro in che senso si dovrebbe essere portati a trascendere l’orizzonte del dio geometrico in una ottimistica visione dell’universo, un dio che non sia cioe’ puro caso, natura matrigna.

Nella lezione  sul concetto Spinoziano di Dio (sotto), dice Carlo Sini:

“sostanza, sive natura sive deus, non e’ una cosa, non si puo’ farne scienza.
Si puo’ fare scienza degli oggetti particolari – modi. Il mondo non e’ una cosa, e’ una superstizione, un modo di dire. Il mondo – la sostanza, non e’ una cosa. E le cose non sono sostanza, sono transiti, modi della sostanza.”

E ancora:

La conoscenza di secondo genere – la scienza matematica – ci porta a conoscere – calcolare- l’estenzione e il movimento. La filosofia, i.e. la conoscenza di terzo genere, constinua a vivere perche’ e’ un cammino di liberazione, un esercizio di liberazione.
[…]
La conoscenza di terzo genere, comprensione della infinita libera necessita’ del tutto- Dio. Questo trascende completemente il carattere socratico cristiano (platonico-cristiano) del pensiero occidentale.

Le parole di Bombieri sono platonico-cristiane. Il concetto di amore e’ fuori dell’orizzonte spinoziano. La fede e’ tutta qui. La fede – come dice Sini- e’ tutt’uno col carattere contingente dell’universo. La necessita’ libera del sive natura e’ al di fuori.

Una possibile risoluzione del paradosso consiste forse nell’interpretare il concetto di Rivelazione come una grande metafora dell’apprendimento in un universo caotico, dove il segnale e’ sempre sporco, “rumoroso”. La sofferenza che uno ha da portare e’ dovuta al processo di apprendimento, continuo, indefesso.

Male come incompletezza, e non male radicale, sarebbe allora implicazione di bonta’ nel senso di Bombieri. Negativo come elemento casuale, “vetro sporco”, mai male manicheo. Forse e’ questo il senso di (Kierkegaard, “Vangelo delle Sofferenze”, I):

“certamente il pellegrino non si riconosce dal bastone che porta in mano […]; mentre il chiamarsi credente indica evidentemente che si e’ in viaggio, poiche’ la fede significa propriamente che cio’ che io cerco non e’ qui, proprio per questo io lo credo. Fede significa precisamente l’inquietudine profonda, forte, beata che trascina il credente; poiche’ il credente non puo’ mettersi a sedere tranquillo, come ci si siede con un bastone in mano. Il credente cammina in avanti”.

Rimane in ogni caso il dubbio del perche’ infinita potenza e bonta’ (sic) abbiano prodotto un messaggio cosi’ ‘sporco’, cosi’ difficile da decodificare, cosi’ ‘noisy’.

Vedi anche qui.

Ratzinger and Habermas on “deus sive natura”

Ginestre sul Vesuvio
In 2004, two great figures of Europe’s Life of the Mind met to discuss the times of faith and secularization. This is the book containing their thoughts.

Ratzinger has been extremely bold in trying to confront the implications of science for a modern worldview in the full philosophical spectrum, not just limiting to the ethical backyard. Probably, he has been the last, being forced to recognize that the project set in motion by Galileo 400 years ago is now the master creator of metaphors, of contents, the framer of the boldest hypotheses.

The following videos (“Sea of Faith”) were realized by Don Cupitt for BBC and represent the attempt to factor in the role of modern science in the dissolution of the theological world view. They make for a very interesting view.

  1. Galileo, Descartes, Pascal (mp4)
  2. Freud, Jung, Darwin, William Smith (mp4)
  3. David Friedrich Strauss, Albert Schweitzer (mp4)
  4. Marx, Kierkegaard (mp4)
  5. Schopenhauer, Vivekananda, Annie Besant (mp4)
  6. Nietzsche, Wittgenstein (mp4)

At the end of the day, as Jonathan Israel’s book “Radical Enlightenment” shows, beside a conciliatory, Voltaire-like world-view, the Enlightenment knew a much more radical and uncompromising theoretical direction, meant to dispose of neuroses and childish dreams once and for all. Spinoza was its main driver, his ideas slowly percolating via German Idealisms into the main river of European Civilization.

“Sancte Spinoza, ora pro nobis” (Goethe)

Subversive Spinoza

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Sebastiano Timpanaro did investigate the relationship between Giacomo Leopardi and d’Holbach in the Italian preface to the latter’s book “Good Sense”. Clearly, d’Holbach was just a broadcaster of the doctrine the Portuguese-Dutch thinker had previously elaborated. The Portuguese-Dutch thinker was behind some of the most radical propositions of Western materialism. Giorgio Colli once complained that no sign of the presence of Spinoza is detectable in today’s debate.
Things have changed, and radically.

Besides the books that Antonio Negri wrote in jail about him,

  1.  The savage anomaly
  2.  Subversive Spinoza

two very interesting recent books about Baruch Spinoza have appeared

  1. Jonathan Israel, Radical Enlightenment
  2. Antonio Damasio, Looking for Spinoza

While Damasio’s book is a poetic rumination on how much of today neuroscience can be read amidst the pages of the Jewish thinker, Israel’s book is a solid scholarly work, where the author advances the thesis that it is Spinoza the real engine of most of the Enlightenment radical ideas that we now take for granted, Democracy, free thought and expression, religious tolerance, individual liberty, political self-determination of people, sexual and racial equality etc.

Karl Löwith also wrote on Spinoza: here a review (in Italian)

As an aside, as regards Heretics and Socinianism, Francesco De Sanctis (in Storia della Letteratura:pgg. 283ff.), Delio Cantimori, and later Adriano Prosperi investigated the link of their ideas to the modern concepts of democracy, equality etc.
Compare this very nice blog, in this article.

Apropos Muntzer and his reign, see Luther Blissett “Q”.
A source of ideas is also: this book by Igor Shafarevich on Socialism.

Giorgio Colli on Spinoza

The great Giorgio Colli wrote a superb introduction to Spinoza’s Ethica, here reproduced in Italian – from ”Per una enciclopedia di autori classici”, Adelphi:

Giorgio-Colli“L’Etica richiede lettori non pigri, discretamente dotati e soprattutto che abbiano molto tempo a loro disposizione. Se le si concede tutto questo, in cambio offre molto di più di quello che ci si può ragionevolmente attendere da un libro: svela l’enigma di questa nostra vita, e indica la via della felicità, due doni che nessuno può disprezzare.
Ogni filosofo vuol trovare un senso – ossia un’unità – del mondo; ma gli oggetti che deve considerare sono infiniti, e i nessi concettuali che deve stabilire tra di essi sono, se possibile, ancora più infiniti. Il vigore di un filosofo è misurato dall’ampiezza di questa rete, che egli getta sulle cose, tentando di afferrarle e di stringerle. Ma ciò che conta ugualmente, è la qualità del tessuto di questa rete. La bava del ragno dev’essere rilucente e uniforme, e tenue abbastanza da ingannare la preda. E’ la forza dello sguardo, che stabilisce questa unità, lucida e avvolgente.
Per profondità di un filosofo, si intende appunto ciò, e dopo i greci, nessun filosofo è stato profondo nella misura di Spinoza. Chi si accinge a leggere l’Etica, si trova innanzitutto di fronte a difficoltà grandissime: le definizioni, gli assiomi, le proposizioni, gli scolii, si presentano come bastioni inespugnabili, quasi isolati e ostili gli uni agli altri. Ma approfondendo l’indagine, cioè scendendo nei cunicoli sotterranei di ciascun bastione, si scoprono i collegamenti. Per inoltrarsi nel buio di quelle gallerie, occorre possedere un cuore fermo, e un occhio notturno. I contrasti tra i pensieri spinoziani vanno attenuandosi, man mano che si segue centrifugamente la loro concatenazione. E chiunque si compiaccia di indugiare sull’incompatibilità di due proposizioni, dovrebbe ragionevolmente dubitare dell’ampiezza del proprio respiro intellettuale, prima che della coerenza di Spinoza. Perché il punto dove convergono i pensieri di costui – l’unità della sua visione – è sepolto in un abisso, e occorrono giorni e mesi di meditazione, per scavare sino in fondo il pozzo di ogni singola proposizione.
Se tale è la natura di Spinoza, a ben poco serve il collocarlo nel suo tempo, e studiarlo storicamente, indagando il nesso che lo lega ai filosofi precedenti, e ricercando le tracce del suo pensiero nella speculazione posteriore. Certo, egli si serve di molti concetti offerti dalla tradizione, ma li riempie dei suoi contenuti; e quando avremo stabilito i suoi presupposti culturali e i suoi influssi, continueremo a scivolare lungo la superficie di una sfera, in cui invece, come abbiamo detto, si tratta di penetrare sino al centro. D’altronde non ha senso chiederci che cosa sia vivo di lui oggi, perché l’unica risposta sincera è: nulla; tale risposta, anziché autorizzarci a trascurarlo, dovrebbe indurci a riprenderlo seriamente in considerazione. Perciò sono più stimabili, o almeno utili, i suoi denigratori che non i tiepidi e cauti ammiratori. Perché quelli fecero rumore intorno alle parole miti, ma terribili, che suggerivano agli uomini la liberazione dai miti della religione e della filosofia, dalla credenza nel libero arbitrio, dalla millenaria superstizione sul valore assoluto del bene e del male. Eppure, ancor oggi il bene e il male sono concetti assoluti, e il finalismo domina le menti degli uomini.
In Spinoza non vi sono fratture: la sua vita fu in armonia con il suo pensiero. L’uomo non si distingue dalla sua opera. E ancora, il problema della conoscenza non si divide dal problema morale. Così in ogni parte della sua opera. L’antitesi fra razionalismo e irrazionalismo, cui da secoli tutti soggiacciono, è guardata dall’alto, secondo la prospettiva del conatus. Il crepaccio che separa l’individuo dal tutto viene saldato, senza danno né per l’una né per l’altra parte. Attraverso la cosa singola si può giungere intuitivamente alla totalità: la tesi mistica è dimostrata con la ragione.
Spinoza è un’unità, mentre il mondo moderno è una molteplicità frantumata. La voce di Spinoza giunge a noi da lontano, sommessa; non chiede di essere ascoltata. L’Etica ha la fermezza di un tempio, in un paesaggio disabitato: se sapremo contemplarlo, penetrare devoti nel suo interno, conosceremo il divino.”

Deus Sive Natura (again)

De natura et origine mentis
Dove si dice dell’ebreo maledetto

In Spinoza leggo che una successione di idee inadeguate -o di immaginazioni- e’
causa di distorta conoscenza ed ergo di distorta posizione dell’uomo nei confronti del mondo. La grande idea di Spinoza e’ che i problemi morali, cioe’ dell’agire, sono problemi clinici. Patisco perche’ la mia conoscenza della realta’ e’ inadeguata. I rimandi a Freud sono perspicui, dove das Unbewusste, essendo il motore delle mie idee inadeguate, e’ anche causa del mio patire, nel senso del mio non ‘agire’ ma ‘essere-agito’ da qualcos’altro.’ ( cfr. Ethica,Pars III,Prop. 3)

Cosi’ anche in Gramsci: ciascuno deve liberarsi dalla propria ‘Sardegna’, dagli elementi folcloristici, cioe’ inconditi nella propria concezione del mondo, ciascuno deve avere la sua rivoluzione copernicana, deve cioe’ lottare per una Weltanschauung adeguata alle cose, e non intrattenersi in sterili tolemaici orticelli conclusi. Lo stesso mi pare in Chomsky, nella sua critica alla propaganda su cui si regge la comunicazione pubblica, che impartisce idee inadeguate da cui bisogna liberarsi.

Dall’altro lato vedo invece una critica all’idea di questa Bildung progressiva (sic), di questa persuasione che ci siano direzioni in cui salire nella propria coscienza, in cui depurarla e renderla adeguata alle cose. Nietzsche, Foucault. A livello di forme del sapere e di concezioni del mondo: il ‘paganesimo psichedelico’ e’ una forma incondita di concezione del mondo, ma se e solo se l’idea di un adeguamento, della fondatezza di un adeguamento e’ difendibile. E se la Riforma di Lutero, invece che atto di liberazione intellettuale, volto a
sdoganare il pensiero critico, non fosse altro che il sintomo di un rancore ancora piu’ profondo, di una stortura ancora piu’ basilare nell’animo di un livoroso agostiniano tedesco?

De origine et natura affectuum
Dove si parla di Biologia o Storia, ovvero Nature vs. Nurture

Insomma, l’epistemologia sembra avere ripercussioni politiche. E dunque: se siamo cartesiani -o meglio, kantiani, se pensiamo che l’uomo abbia una struttura mentale che non deriva interamente dall’esperienza e se ad esempio il linguaggio e’ una forma che concresce con me e non si
apprende (di nuovo Chomsky e la linguistica cartesiana), allora esiste un limite irredimibile per cui l’uomo ha un sostrato che non puo’ essere interamente riformulato/plasmato/ricodificato dalla realta’ che lo avvolge (tipo la frase gesuitica: dammi un bimbo dai 5 ai 10 e faro’ di lui quello che vuoi). Ergo la tessitura delle relazioni sociali non puo’ piegare l’uomo nella direzione che essa vuole, ma un fondo di non eterodirezione __deve__ sussistere.Se invece, intuizioni intellettuali e forme a priori del conoscere non ci sono, ma tutto e’ tabula rasa e costume (del resto ‘abito’ in tedesco e’ Gewohnheit, da Wohnen ‘abitare’, ‘risiedere’), allora ogni direzione in cui io venga plasmato e’ legittima, quale che sia.’Vi era
ben poco da dire contro le atrocita’. Ai lati della via Appia erano state poste file di schiavi crocifissi, e laggiu’ a Birkenau si diffondeva l’odore dei cadaveri bruciati. Non eravamo i Crasso ma gli Spartaco della situazione, tutto qui’ (Jean Amery sul ruolo
dell’intellettuale ad Auschwitz). Una struttura conoscitiva senza a priori rende difficile ogni argine contro il tiranno. Gli a priori sono conservatori ma senza e’ la frammetarieta’ dell’impressione e la tirannide dell’automa.

[Di questo mi piacerebbe approfondire con un testo incredibile,
‘Language and Learning. The debate between Jean Piaget and Noam
Chomsky’, il resoconto di un incontro tenutosi all’Abbaye de Royaumont
nel 1975 fra i due (e molti altri).
Gli apriori come fossili storici di un evoluzionismo adattivo dal passo geologico].

De potentia intellectus seu de libertate humana
Dove si precisano i contorni della questione

Di nuovo Chomsky: ‘at every stage of history our concern must be to dismantle those forms of authority and oppression that survive from an era when they may have been justified in terms of the need for security or survival or economic development, but that now contribute to -rather that alleviate- material and cultural deficit’.
(Prefazione a Daniel Guerin, ‘Anarchism’).O invece: gli enormi movimenti tellurici nella coscienza umana registrati da ‘Sein und Zeit’ di Heidegger, i teoremi di incompletezza di Gödel, Furtwängler che dirige Beethoven o Wittgenstein potevano venire a generazione senza il tiranno? Buchenwald era a dieci chilometri dalla residenza di Goethe a Weimar.

Dirac on religion

“I cannot understand why we idle discussing religion. If we are honest—and scientists have to be—we must admit that religion is a jumble of false assertions, with no basis in reality. The very idea of God is a product of the human imagination. It is quite understandable why primitive people, who were so much more exposed to the overpowering forces of nature than we are today, should have personified these forces in fear and trembling. But nowadays, when we understand so many natural processes, we have no need for such solutions. I can’t for the life of me see how the postulate of an Almighty God helps us in any way. What I do see is that this assumption leads to such unproductive questions as why God allows so much misery and injustice, the exploitation of the poor by the rich and all the other horrors He might have prevented. If religion is still being taught, it is by no means because its ideas still convince us, but simply because some of us want to keep the lower classes quiet. Quiet people are much easier to govern than clamorous and dissatisfied ones. They are also much easier to exploit. Religion is a kind of opium that allows a nation to lull itself into wishful dreams and so forget the injustices that are being perpetrated against the people. Hence the close alliance between those two great political forces, the State and the Church. Both need the illusion that a kindly God rewards—in heaven if not on earth—all those who have not risen up against injustice, who have done their duty quietly and uncomplainingly. That is precisely why the honest assertion that God is a mere product of the human imagination is branded as the worst of all mortal sins” (P. Dirac)