Marcello Veneziani & l’ “Illuminismo Radicale”

Ne ‘Il Giornale’ del 14 Maggio 2012, Marcello Veneziani articolava una riflessione veramente degna di nota. Voglio riprodurla nella sua interezza, per la forza e lucidita’ del suo argomento (link originale qui):

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Alla fine ha vinto Marx. Siamo tutti uguali: individualisti e nichilisti

Il comunismo reale e la sua politica sono stati battuti dall’Occidente.
Le profezie del «Capitale» però si sono avverate. Sul piano dei valori

Marx ha vinto e vive con noi. Non è una boutade o un paradosso, è la realtà. Il marxismo separato dal comunismo -e la sua utopia scissa dalla sua profezia – è lo spirito del nostro tempo. Viviamo in piena epoca marxista.

Non mi riferisco solo alla crisi economica presente né solo al fenomeno previsto da Marx ed ora effettivamente avverato della ricchezza concentrata in poche mani, con una minoranza sempre più ricca e ristretta e una maggioranza sempre più vasta e povera.

Dobbiamo rifare i conti con Marx, e non solo perché ci siamo formati in un’epoca – come scrive Dürrenmatt – in cui «essere marxisti era una specie di dovere» – un dovere che noi trasgredimmo. Ma soprattutto perché il marxismo impregna il nostro oggi. Scrive Marx nel Manifesto: «Si dissolvono tutti i rapporti stabili e irrigiditi, con il loro seguito di idee e di concetti antichi e venerandi, e tutte le idee e i concetti nuovi invecchiano prima di potersi fissare. Si volatilizza tutto ciò che vi era di corporativo e di stabile, è profanata ogni cosa sacra e gli uomini sono finalmente costretti a osservare con occhio disincantato la propria posizione e i reciproci rapporti». È la prefigurazione più precisa della nostra epoca. Il marxismo fu il più potente anatema scagliato contro Dio e il sacro, la patria e il radicamento, la famiglia e i legami con la tradizione; una teoria che si fece prassi pervasiva. Fu una deviazione la sua realizzazione in paesi premoderni, come la Russia e la Cina, la Cambogia o Cuba. Contrariamente a quel che si pensa, il marxismo non si è realizzato nei paesi che hanno abbracciato il comunismo, dove invece ha fallito e ha resistito attraverso l’imposizione poliziesca e totalitaria; si è invece realizzato nel suo spirito laddove nacque e si rivolse, nell’Occidente del capitalismo avanzato.

Non scardinò il sistema capitalistico, ma fu l’assistente sociale e culturale nel passaggio dalla vecchia società cristiano-borghese al neocapitalismo nichilista e globale. La società dei consumi, dei desideri e dei mondi virtuali ha realizzato, nella libertà, il compito e la definizione che Marx dava del comunismo: «è il movimento reale che abolisce lo stato di cose presente». L’utopia comunista è stata realizzata a livello planetario, ma sul piano individuale e non collettivo, come invece pensava Marx. Nel segno dell’individualismo di massa e non del comunismo e della sua abolizione dello Stato, della proprietà privata o delle diseguaglianze. Non sconcerti questa lettura individualistica di Marx. Nell’Ideologia tedesca, Marx dichiara che il fine supremo del comunismo «è la liberazione di ogni singolo individuo» dai limiti locali e nazionali, famigliari e religiosi, economici e proprietari. Il giovane Marx onora un solo santo nel suo calendario: Prometeo, l’individuo eroico e liberatore. Uno dei primi scopritori dell’essenza individualistica che si celava dentro la buccia collettivista di Marx fu Louis Dumont in Homo aequalis.

La società capitalistica globale ha realizzato le principali promesse del marxismo, seppur distorcendole: nella globalizzazione ha realizzato l’internazionalismo contro le patrie; nell’uniformità e nell’omologazione ha inverato l’uguaglianza e il livellamento universale; nel dominio globale del mercato ha riconosciuto il primato mondiale dell’economia posto da Marx; nell’ateismo pratico e nell’irreligione ha realizzato l’ateismo marxiano e la sua critica alla religione; nel primato dei rapporti materiali, pratici e utilitaristici rispetto ai valori spirituali, morali e tradizionali ha realizzato il materialismo marxiano; nella liberazione da ogni legame organico e naturale ha realizzato il prometeismo marxista nella sfera individuale; nella società libertina e permissiva ha inverato la liberazione marxiana dai vincoli famigliari e matrimoniali; e come Marx voleva, ha realizzato il primato della prassi sul pensiero. Il marxismo, fallito come apparato repressivo a Est, si è realizzato come radicalismo permissivo a Occidente, separandosi dal comunismo anticapitalista, messianico e profetico. E ora si realizza anche nell’Estremo Oriente, in Cina e Corea, nella forma del mao-capitalismo, il comunismo liberista.

La spinta ideologica del marxismo si condensa in forma di mentalità; la sua avanguardia intellettuale assume il controllo del potere culturale, come una setta giacobina che vigila sulla conformità al politically correct; mentre nei rapporti sociali ed economici, il marxismo si conforma alla società globale e neocapitalistica di massa. Di cui è stato in definitiva la Guardia Rossa, a presidio della rimozione della Tradizione. Lo spirito del marxismo si realizza in Occidente, facendosi ideologicamente radical, economicamente liberal. Ha perso i toni violenti del marxismo – la cruenta lotta di classe e la dittatura del proletariato – lasciati alle rivoluzioni del Terzo Mondo e frange estreme d’Occidente; ma con essi ha perso anche l’anelito alla giustizia sociale e il radicamento nel proletariato e nella classe operaia. La società di massa dell’Occidente ha portato a compimento la previsione di Marx: la proletarizzazione dei ceti medi ma dopo l’imborghesimento del proletariato. La borghesia si universalizza come stile di vita e modello, ma il suo allargamento coincide col suo abbassamento di status socio-economico al rango proletario.

Quel che Marx non aveva capito era che il disincanto, la secolarizzazione, l’ateismo non avrebbero risparmiato nemmeno il comunismo e la sua vena escatologica e profetica. Arrivo a dire che il comunismo dell’est è stato sconfitto dal marxismo occidentale, col suo materialismo pratico, la sua irreligione e il suo primato dell’economia che hanno sradicato più che nelle società comuniste il seme vitale dei principi e degli assetti tradizionali. Non a caso i marxisti d’Occidente si sono convertiti allo spirito radical e liberal, all’individualismo, al mercato e alla liberazione sessuale, dismettendo la liberazione sociale. La lotta di classe ha ceduto alla lotta di bioclasse nel nome dell’antisessismo e l’antirazzismo. Anche la difesa egualitaria delle masse di poveri ha ceduto alla tutela prioritaria dei «diversi».

Il marxismo resta attivo sotto falso nome e falsa identità, quasi in forma transgenica, come spirito dissolutivo della realtà e del suo senso, del sacro e del fondamento, dei principi e delle strutture su cui si è fondata la società tradizionale. La fine del marxismo, a lungo enunciata, è un caso di morte apparente.

La ricostruzione di Veneziani e’ totalmente corretta e condivisibile la sua tesi, ma -almeno per chi scrive- non la sua opzione di valore. Perche’ quello che Veneziani dimentica e’ che il progetto marxiano era fin dall’inizio il progetto dell'”Illuminismo Radicale”, nella sua versione spinoziana (prima che marxiana) di democrazia radicale, pantesismo ateo, materialismo, emancipazione dell’uomo.

Jonathan Israel ricostruisce tutto questo molto bene nei suoi libri (vedi qui, per esempio). Per nostra fortuna, dunque, siamo tutti figli di quel grande progetto di emancipazione nato con Baruch Spinoza e proseguito con il materialismo marxiano, e Prometeo e’ veramente ‘il più grande santo e martire del calendario filosofico’, come il pensatore di Treviri scriveva nel 1841. Di nuovo e sempre con Goethe: ‘Sancte Spinoza, ora pro nobis’.

On Lanthimos’ “The Lobster” & eusociality

“What brought a single primate line to a rare level of eusociality?” asks Edward Wilson, the well known Harvard biologist in “The Meaning of Human Existence” (pg. 21).

Eusociality is the reason why Homo Sapiens, as a species, was able to conquer very difficult problems like an international monetary system, transnational corporations or, for that matters, dominion on Planet Earth.

Among many things, like a reflection on the kind of mundane peer-pressure that our society imposes on its members in terms of accepted rules for mating and reproduction, Yorgos Lanthimos‘ splendid “The Lobster” is a meditation on this sort of problems: why mammals -and in particular Homo Sapiens- do have eusociality.
It actually accomplishes that by a reduction ad absurdum argument – by showing what it means for a society not to possess it.

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Echoes of Buñuel -not only of Archibal de la Cruz but also and foremost of The discreet charm – are abundant. But the purpose of the film is less that of a social satire than of a dystopian meditation on patterns of sociability.
In either the claustrophobic forced in-mating of the hospice, or in the equally repulsive forced decoupling in the woods- the film seems to revolve around that single thread: what kind of society will we be inhabiting if we did not possess the mammalian sociability, but we were simply programmed to solve problems- and maybe be good at that.

Yuval Harari – in his wonderful book ‘Homo Sapiens’ (here Bill Gates on it) and even more in his ‘Homo Deus’- articulates the question: we are on the brink of offloading onto the cosmos some kind of intelligent life – non-organic  & design-based- which has no leeway for emotional intelligence and/or emotional resilience, no use for it. Machine intelligence.

Modern (neuro)science does not really know, but the default position is that consciousness and emotions are a biochemical computational infrastructure known to higher species only, like ‘the roar of the engine’ and as such are overrated in a cosmic perspective: think for instance to the prospect of colonizing other planets. Solaris did not possess emotions, but quite likely was able to solve intractable problems, maybe prove the Riemann hypothesis or adjust its own orbit by altering the gravitational pull (see Lem’s book).

But a world populated by purely optimum-searching automata would be very similar to the hospice inhabited by the people in the first half of ‘The Lobster’: Harari’s argument that this is a scary prospect rings visually true, but quite likely this is just another instance of our carbon chauvinism as species, to which I would add the eusociality chauvinism.

Practical reason as sorcery (ii): development economics

In recent years, there has been a resurgence of interest in the towering figure of Josif Stalin, whose footprint on the 20th century has been arguably the biggest of any world leader. ‘Young Stalin‘ of Simon Sebag Montefiore has rightly been awarded many prizes, as much uncomfortable its central tenet – JS was a supremely talented man, albeit an evil one- can be. In a forum, I stumbled upon the following witty remark:

“Stalin was a great ceo of ussr inc. fought and won inter management battle due to his superior strategy and vision. successfully defeated hostile takeover bid by german nazi inc ( with a little help from friends). cut lots of unproductive and underperforming fat. and really turned over inefficient and backward business into a world conquering juggernaut second only to great usa inc. a really great ceo and shining beacon for business community. “

Turning to more serious analysis, the early Soviet poster below, promoting industrialization, reads “Smoke of chimneys is the breath of Soviet Russia”:
it  gives an hint for another instance of the recurring theme of practical reason as sorcery (see here for the previous post).

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Let us start  from a remark by late Eric Hobsbawm in “Age Of Revolution 1789 -1848”, (pg 181):

“Of all the economic consequences of the age of dual revolution this division between the ‘advanced’ and the ‘underdeveloped’ countries proved to be the most profound and the most lasting. Roughly speaking by 1848 it was clear which countries were to belong to the first group, i.e. Western Europe (minus the Iberian peninsula), Germany, Northern Italy and parts of central Europe, Scandinavia, the USA and perhaps the colonies settled by English-speaking migrants. But it was equally clear that the rest of the world was, apart from small patches, lagging, or turning—under the informal pressure of western exports and imports or the military pressure of western gunboats and military-expeditions— into economic dependencies of the west. Until the Russians in the 1930s developed means of leaping this chasm between the ‘backward’ and the ‘advanced’, it would remain immovable, untraversed, and indeed growing wider, between the minority and the majority of the world’s inhabitants. No fact has determined the history of the twentieth century more firmly than this.”

Hobsbawm,  in “Age Of Extremes – 1914-1991″, (pg. 380), talks about the first Five Year Plan launched by J. Stalin in the following terms:

“Nevertheless, any policy of rapid modernization in the USSR, under the circumstances of the time, was bound to be ruthless …”

Stalin realized quite early on that the (world) revolution was not going to happen in the West & hence he unflinchingly (and brutally) followed the suggestions of the industrialists to steer through a policy of massive industrialization in one country.
How are we to judge the above remarks? Are they supported by empirical data?

Take old Alec Nove’s article, “Was Stalin really necessary?”:  his conclusion seems to be on the affirmative. Now take another set of researchers,  Anton Cheremukhin, Mikhail Golosov, Sergei Guriev, Aleh Tsyvinski (MIT): in the paper “Was Stalin Necessary for Russian Economic Development?”, they argue quite the opposite, seemingly pointing to the total uselessness of JS’s policies of rapid industrialization, against the loss of economic potential in the millions. (The paper above has been reviewed by Emanuele Felice: here)

In reality, the debate -even invoking notions of Pareto optimality in the allocation etc- would still be an ill-fit to the empirical data, because the concept of human society it is predicated upon cannot be clearly stated, but it lives in the foggy province of either an extrapolation from the present, or of a earthly ‘civitas dei’ which, along with similar messianic ideas, cannot have instantiation.

It seems that either some obscure notion of human freedom, happiness has to be invoked, – which is impossible – or the debate is reduced to sterile comaparison of time-series analysis, which by itself cannot do justice to the vastness of the events. The phrase :”One death is a tragedy, a million deaths is statistics”, also attributed to JS, is just a restatement of the same problem, that morality – so to speak- has a necessary scale, which is commensurate to the situation at hand. Entire popuulations can be displaced to make room for future Magnitogorsk or Norilsk, without the notion of human dignity to apply or make much sense. Those notions, so to speak, have a local domain of validity. Kantian universalism is rejected by the historical data in the ‘age of extremes’.

 

 

 

Wir sind unschuldig

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The text at the bottom of Marx and Engels monument in Alexander Platz in Berlin reads “Wir sind unschuldig”, i.e. “We are not guilty”. Guilty of what?
In the preface to “A People’s Tragedy”, Orlando Figes writes very perceptive words:

The Russian Revolution launched a vast experiment in social engineering — perhaps the grandest in the history of mankind. It was arguably an experiment which the human race was bound to make at some point in its evolution, the logical conclusion of humanity’s historic striving for social justice and comradeship.

Albert Einstein wrote an article for the “Monthly Review” in 1949, with the title ‘Why Socialism?’, explaining why a mode of production corresponding to Veblen’s “predatory phase” of human race could not foster the human potential, as (Veblen 1899, Ch. 1

“The predatory phase of culture is attained […] when the predatory attitude has become the habitual and accredited spiritual attitude for the members of the group; when the fight has become the dominant note in the current theory of life; when the common-sense appreciation of men and things has come to be an appreciation with a view to combat.”

Nowhere in recorded history, has argued Yuval Harari in ‘Home Sapiens’, there have been periods where being expendable in the production process has accrued in something else than insignificance. If ever we would be able to build the ‘civitatem dei’ of automata working for us, according to the old dream of the rabbi from Prague, the outcome may be straight dismissal for us. The illusion – fostered by the golden age of post 1945 Western economies miracle – that free sanitation and health care and (almost) free schooling were granted by the liberal order because of some ethical concern about the human life is soon dismissed: the (neo)liberal argument that inspired such policies was born out of efficiency considerations. Whoever has to provide for her own expensive health care is less productive and total efficiency decreases.

We are still trapped in this line of argument: if we forget this, it is at our own peril.

“Religions keeps us from thinking to hard problems”

Marvin Minsky needs no presentation: his unflinching atheism was proverbial.
Less well known, as the above video shows, his connection to Russian Cosmism. Sagan, Asimov and other East coast Russian-Jewish immigrants were all permeated by the idea of Tsiolkovsky. See also this.

Chances are CRISPR is but the latest incarnation of such a dream.
Antigone was wrong, again and againpace Martin Heidegger and his comment on ‘Ode on Man’.

In the brilliant words of Bertrand Russell:

A good world needs knowledge, kindness and courage. It does not need a regretful hankering after the past or a fettering of the free intelligence by the words uttered long ago by ignorant men.

 

“To learn how to swim, one must go to sea”

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The great G. W. Leibniz articulates very neatly the relationship between philosophy and mathematics (and indeed human knowledge):

1.“Sans les mathématiques on ne pénétre point au fond de la philosophie.
2.Sans la philosophie on ne pénétre point au fond des mathématiques.
3.Sans les deux on ne pénétre au fond de rien.”

which in translation (see Tim Gowers’ page) reads

1.Without Mathematics one cannot understand the fundamentals of Philosophy.
2.Without Philosophy we cannot reach the Foundation of Mathematics.
3.Without both (Mathematics and Philosophy) one cannot reach anything that is fundamental.

In order to be able to make use of the famous words of Benedetto Croce in the title, I post here links to sites where the works of some major thinkers of the Western canon can be located (either in the original language or in translation). The selection is of course idiosyncratic, but gives precedence to those who resonate more closely to the ideas of this blog:

Giordano Bruno works:Italian,Latin
Baruch Spinoza works:Latin
Gottfried Wilhelm Leibnitz works:German,Latin,French
David Hume works:mixed
Immanuel Kant works:mixed
Karl Marx and Frederick Engels works:German
Charles Darwin works:English
Frederick Nietzsche works:German
Noam Chomsky works:English
Roger Sperry works:English
Pierre Bourdieu works:mixed

Below a set of links to interesting lectures, where great thinkers have produced a sum-up of their thought:

Gibbs Lectures topic
Gifford Lectures topic
Massey Lectures index|streams
Reith Lectures topic
Tanner Lectures topic

Video Transcoding: Handbrake + libdvdcss

Suppose you had your collection of DVDs which you lawfully bought in the marketplace.
Suppose you wanted to see them when you are running in the gym, on your iPad. You need to transcode them, i. e. make the conversion into another format (in my case .mp4).

Surprisingly, this simple problem is not that tractable, unless you commit money to some expensive proprietary software solution. The issue is the Content Scramble System, a lawful encryption system that scrambles the contents of the DVD and messes up the reading of them.

A simple transcoder – an utility that transitions a format into a different one – may fail if the encryption is not taken care of.  And this is exactly what happens with a simple minded usage  of the marvellous free & open source transcoder Handbrake

handbrake

Handbrake needs the crucial library that inverts the scramble, libdvdcss.

Here is then the solution with respect to Handbrake 0.10.5.0 (64 bits) on Windows:
Download libdvdcss-2.dll from
http://download.videolan.org/libdvdcss/1.2.11/win32/libdvdcss-2.dll (32 bit version) or http://download.videolan.org/libdvdcss/1.2.11/win64/libdvdcss-2.dll (64 bit version).

Then, move the libdvdcss-2.dll into your Handbrake install directory (usually C:\Program Files\Handbrake\).
Enjoy transcoding!